Adriano in Siria, Madrid, Scrivano, 1757

 ADRIANO IN SIRIA
 
 
    Opera drammatica da rappresentarsi nel regio teatro del Buon Ritiro, festeggiandosi il gloriosissimo giorno natalizio di sua maestà cattolica il re nostro signore don Ferdinando VI, per comando di sua maestà cattolica la regina nostra signora, l’anno MDCCLVII.
 
 Sacra reale cattolica maestà,
    alla pregevol memoria del glorioso natale della sacra reale cattolica maestà vostra che felice ricorre in questo applaudito giorno, consagrano le mie deboli premure in ossequio dei cenni della sacra reale cattolica maestà della regina mia signora l’Adriano in Siria, dramma ben noto del mio amico l’abbate Pietro Metastasio, e implorando la real clementissima degnazione e benigno accoglimento nell’atto di presentarne alla sacra reale cattolica maestà vostra in questo libretto il poema colla più profonda fedele venerazione mi umilio della sacra reale cattolica maestà vostra umilissimo, ossequiosissimo ed ubbidientissimo servidore.
 
    Carlo Broschi Farinelli
 
    Madrid 20 settembre 1757
 
 
 ARGOMENTO
 
    Era in Antiochia Adriano e già vincitore de’ Parti, quando fu sollevato all’impero. Ivi fra gli altri prigionieri ritrovavasi ancora la principessa Emirena, figlia del re superato, dalla beltà della quale aveva il nuovo cesare mal difeso il suo cuore, benché promesso da gran tempo innanzi a Sabina, nipote del suo benefico antecessore. Il primo uso che egli fece della suprema potestà fu il concedere generosamente la pace a’ popoli debellati e l’invitare in Antiochia i principi tutti dell’Asia ma particolarmente Osroa, padre della bella Emirena. Desiderava egli ardentemente le nozze di lei ed avrebbe voluto che le credesse ogni altro un vincolo necessario a stabilire una perpetua amistà fra l’Asia e Roma. E forse il credeva egli stesso, essendo errore purtroppo comune, scambiando i nomi alle cose, il proporsi come lodevol fine ciò che non è se non un mezzo onde appagar la propria passione. Ma il barbaro re, implacabil nemico del nome romano, benché ramingo e sconfitto, disprezzò l’amichevole invito e portossi sconosciuto in Antiochia come seguace di Farnaspe, principe a lui tributario, cui sollecitò a liberare e con preghiere e con doni la figlia prigioniera, ad esso già promessa in isposa, per poter egli poi, tolto un sì caro pegno dalle mani del suo nemico, tentar liberamente quella vendetta che più al suo disperato furor convenisse. Sabina intanto, intesa l’elezione del suo Adriano all’impero e nulla sapendo de’ nuovi affetti di lui, corse impaziente da Roma in Siria a trovarlo ed a compir seco il sospirato imeneo. Le dubbiezze di Cesare fra l’amore per la principessa de’ Parti e la violenza dell’obligo che lo richiama a Sabina, la virtuosa tolleranza di questa, l’insidie del feroce Osroa, delle quali cade la colpa su l’innocente Farnaspe, e le smanie d’Emirena, or ne’ pericoli del padre, or dell’amante ed or di sé medesima, sono i moti fra’ quali a poco a poco si riscuote l’addormentata virtù d’Adriano, che vincitore alfine della propria passione rende il regno al nemico, la consorte al rivale, il cuore a Sabina e la sua gloria a sé stesso (Dione Cassio, libro XIX; Spartianus, In vita Hadriani caesaris).
    L’azione si rappresenta in Antiochia.
 
 
 MUTAZIONI DI SCENE
 
    Nell’atto primo: gran piazza d’Antiochia magnificamente adorna di trofei militari composti d’insegne, armi ed altre spoglie di barbari superati, trono imperiale da un lato, ponte sul fiume Oronte che divide la città sudetta; appartamenti destinati ad Emirena nel palazzo imperiale; cortile nel palazzo imperiale con veduta interrotta d’una parte del medesimo che soggiace ad incendio ed è poi diroccata da’ guastatori, notte.
    Nell’atto secondo: galleria negli appartamenti d’Adriano corrispondente a diversi gabinetti; deliziosa per cui si passa a’ serragli delle fiere.
    Nell’atto terzo: camera con sedie; luogo magnifico del palazzo imperiale, scale per cui si scende alle ripe dell’Oronte, veduta di campagna e giardini sull’opposta sponda.
 
 
 PERSONAGGI
 
 ADRIANO imperadore, amante d’Emirena
 (il signor don Domenico Panzacchi bolognese)
 SABINA amante e promessa sposa d’Adriano
 (la signora donna Maddalena Parigi fiorentina)
 FARNASPE principe parto, amico e tributario d’Osroa, amante e promesso sposo d’Emirena
 (il signor don Filippo Elisi romano)
 EMIRENA prigioniera d’Adriano, amante di Farnaspe
 (la signora donna Teresa Castellini milanesa, virtuosa di musica all’attual servizio di sua maestà cattolica)
 OSROA re de’ Parti, padre d’Emirena
 (il signor don Antonio Raaff alemanno)
 AQUILIO tribuno, confidente d’Adriano ed amante occulto di Sabina
 (il signor don Giacomo Veroli fiorentino)
 
    Comparse di soldati romani con Adriano; cavalieri, paggi romani con Sabina; seguaci parti con Osroa e Farnaspe
 
    La musica è del signor don Niccolò Conforto napolitano, maestro di musica della real camera di sua maestà cattolica.
    Le scene sono del celebre pittore ed architetto il signor don Francesco Battaglioli mondonese.
    S’avverte che il presente dramma sta ridotto elegantemente ad una dovuta brevità e comodo di questo real teatro dall’istesso suo celebre autore, senza pregiudizio della nobile sua tessitura e naturale avvenimento dell’azione.